Coronavirus

Fase due, mascherine che celano i sorrisi

Ciao a tutti! Oggi, 4 maggio 2020, è iniziata la fase due di questo bubbone megagalittico chiamato CoronaVirus. Immagino che tutti voi aspettavate con ansia la fine della “fase uno”. Diciamoci la verità: è stata dura. Per tutti.

Voglio ringraziare per prima cosa tutti gli operstori che in questo periodo della Storia unana, si sono dati da fare a tamponare e ad arginare il più possibile questa malattia che ha attanagliato il nostro Paese e tutta la Terra. Senza il loro sforzo e la loro intraprendenza non so come sarebbe andata a finire. Quindi, grazie. Davvero.

Venendo a noi, e al nostro piccolo sacrificio chiamato quarantena, finalmente abbiamo potuto raggiungere le nostre famiglie. Dopo due mesi trascorsi fra le mura di casa e all’aria aperta, alternandosi con gli altri bimbi del palazzo, Isabella è salita in macchina. Direzione casa dei nonni! La mattina da nonno Toto e nonna Ida e il pomeriggio da nonna A e nonno Didi.

Nella fase 2 è cambiato qualcosa?

Eravamo sereni e convinti che i giorni di lontananza non avrebbero scalfito il rapporto che si era instaurato fra loro, ma qualche dubbio c’era. Il pensiero ci aveva toccato quando l’avevamo vista intristirsi tre settimana fa durante le videochiamate con loro. E jnvece, nulla. Come se nulla fosse accaduto. Come se questa parentesi lontana da loro si fosse eliminata come in una qualsiasi espressione matematica dove, una volta risolti i calcoli al suo interno, questa svanisce per non lasciar più traccia nella risoluzione. E il risultato si è palesato lì davanti a tutti loro, ovvero, una bimba serena e felice di trascorrere la giornata contornata dall’amore dei suoi nonni.

Purtroppo io non ho assistito alla scena. Mi è stata raccontata prima da mia moglie che ha accompagnato Isabella e poi dai nonni. Posso però immaginare i loro volti segnati dalla dura prova spazzare via le cicatrici una volta vista e, celate sotto le loro mascherine, le loro labbra farsi sorrisi.

Continuo sempre più a sostenere la tesi che sia la piccola di casa a insegnarci a vivere. In questo caso ci ha ricordato quale sia il dono più grande che ogni essere umano deve saper accogliere e vivere: il presente (Leggi anche Isabella ha il dono del presente). L’ora e non il prima o il dopo, ma l’adesso per come ci si presenta buono o cattivo che sia.

Un’ultima cosa: non mandiamo alle ortiche tutti i nostri sforzi. Seguiamo le regole che ci sono state date e, con attenzione, torneremo ad apprezzare anche la nostra libertà.

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Per oggi è tutto. A presto!

Padre di Isabella, autore di libri noir e appassionato di orologi a pendolo.

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