Paposità

Vivere lontano, tutto ciò che non posso condividere

Ciao a tutti! Il tempo del vivere ci sta mettendo alle prese con un nuovo dentino che sta infastidendo parecchio la nostra bimba. Vi lascio immaginare quindi le mega sbavusciate che rendono fradici i suoi bavaglioli e il dolore, seppur non troppo evidente, che Isabella sta patendo.

Oggi però voglio raccontarvi di un’altra cosa. Il week-end scorso, purtroppo, ho dovuto lavorare anche la domenica. È stato un fine settimana davvero tosto, iniziato alle 13.30 di venerdì e, con le pause e le dormite in mezzo naturalmente, è terminato alle 13.30 del martedì successivo. In poche parole ho potuto effettivamente vedere sveglia mia figlia soltanto quattro ore in quest’arco di tempo.

È stato pesantissimo. Immagino che sia così anche per voi. Questo poco tempo trascorso con lei, mi ha mandato in sbattimento totale. Era, e purtroppo è ancora adesso ogni volta che non sono con lei, come se mi stessi perdendo qualcosa di unico, di irripetibile e di magico.

Sembrava infatti ieri che Isabella era venuta al mondo e invece, fra pochi giorni, festeggerà i suoi primi nove mesi di vita. Sembrava ieri che, piccola e silenziosa, se ne stava nella sua carrozzina invece ora, da piccola torellina, gattona a più non posso e non tace un secondo.

Già, sembrava ieri e invece è oggi … ero caduto, come vi dicevo, nello sbattimento più totale. La malinconia si era impossessata di me e, anche se martedì pomeriggio, finito il tour de force a lavoro, me la sono spupazzata per benino, qualcosa dentro di me non mi permetteva di vivere quel tempo con lei al meglio.

Ma, come già altre volte è accaduto in passato, è stata proprio la mia bimba a risollevarmi l’umore e a riportare il sorriso sul mio volto.

Infatti mercoledì ha deciso di svegliarsi verso le 4 di mattina, senza un apparente motivo. Le ho rimesso il ciuccio e me la sono presa in braccio, cullandola per farla riaddormentare. Sembrava che tutto filasse liscio come al solito, ma una volta rimessa nel suo lettino si è svegliata e si è aggrappata alla mia barba come se non volesse che mi staccassi da lei. Ho provato un paio di volte ancora, ma niente: stessa scena.

Ho deciso allora di coricarmi con lei mentre mia moglie dormiva nell’altra stanza. Isabella mi accarezzava dolcemente la barba e, prima di addormentarsi, nella sua lingua, fatta di cigolii e versetti, mi ha detto: “Papà, non essere più triste. La notte è sempre e solo per noi due”.

Ci siamo quindi addormentati entrambi abbracciati felici. Questo è vivere!

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Per oggi è tutto. A presto!

Padre di Isabella, autore di libri noir e appassionato di orologi a pendolo.

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