Attendere,  Paposità

La psiche delle ultime settimane, non ce la si fa più

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi della psiche delle ultime settimane mia e di mia moglie.

Ebbene sì, siamo quasi giunti al termine di questa gravidanza che, in un mondo perfetto e senza intoppi, rappresenta il passaggio più gioioso e felice della nostra esistenza sulla Terra.

Dico in un mondo perfetto perché in realtà non è così. Sfido infatti chiunque di voi a dirmi il contrario e, se lo fate, state certamente mentendo. Ma partiamo dall’inizio inizio per arrivare a questi giorni caratterizzati dalla noia.

Nove mesi fa la splendida notizia. Mille emozioni, altrettanti pensieri e l’eccitazione a bomba hanno pervaso le nostre menti per il primo periodo. Poi, lentamente, senza che ce ne accorgessimo, si sono insinuate in noi le prime difficoltà sottoforma di cambiamenti. Cambiamenti fisici e psicologici che, di tanto in tanto, hanno messo alla prova mia moglie e la sua psiche, facendola diventare a tutti gli effetti già mamma.

Di contro per me, che sono un uomo alla ricerca della propria paposità, questi nove mesi sono stati un turbinio di avvenimenti ai quali, talvolta, ho dovuto purtroppo vivere come semplice spettatore. Beh, a dire la verità, gli sbalzi di umore (pochi) di mia moglie e, appunto, questa impossibilità di aiutarla materialmente mi sono serviti a calibrare il mio self control per gli anni che verranno.

Ma, senza perderci in esempi o spiegazioni psicofilosofiche, arriviamo a oggi, a due settimane dal termine.

La psiche delle ultime due settimane di mia moglie è messa a dura prova dalla tensione e dal timore di quello che avverrà al momento del parto, e, soprattutto, dalla noia.

Le conseguenze su di noi

Ogni sforzo fisico provoca in lei una stanchezza immane e, nonostante abbia in mente quotidianamente di spaccare il mondo, non riesce. Il “non fare” per lei è un concetto sconosciuto e quindi, purtroppo, ne risente.

Dal canto mio invece, questi sono gli ultimi giorni in cui cerco di non farmi coinvolgere dalle emozioni e dall’agitazione. Devo rimanere lucido e, frase molto in voga, stare sul pezzo. Ho una lista di cose da portare in ospedale lunga quanto i rotoloni Regina e, per chi mi conosce, il memorizzare non è proprio il mio forte.

Insomma la mia psiche ha il suo bel da fare proprio come quella di Veronica … beh, forse esagero … diciamo quasi come quella di Veronica. Fortunatamente ho il calcetto per sfogarmi un poco.

Per oggi è tutto. A presto!

Padre di Isabella, autore di libri noir e appassionato di orologi a pendolo.

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