Attendere

E se fosse l’attesa stessa, Isabella non arriva più

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi dell’attesa. Sin da quando siamo piccoli la nostra vita è contrassegnata da attese brevi oppure lunghe.

Prendiamo per esempio quando siamo bambini, l’attesa per eccellenza è l’arrivo di Babbo Natale. A scandire quel periodo c’è il famoso calendario dell’avvento che grazie alle sue caselline ci ricorda quanti giorni mancano al 25 dicembre.

Poi gli anni passano e arriva il tempo della maturità. Un’agonia per qualsiasi studente che termina soltanto il giorno in cui gli orali ne decretano la fine. Subito dopo l’università, per chi l’ha frequentata, con i loro esami a scadenza trimestrale fanno dell’attesa un gioco al massacro per stomaci forti.

Con il lavoro l’unica attesa che un uomo e una donna vivono è quello dell’arrivo delle tanto e desiderate ferie. Ah, le ferie … sempre troppo poche mano a mano che gli anni di lavoro aumentano.

Soltanto un miraggio per la mia generazione, è la pensione. Ecco, effettivamente, questa più che un’attesa è una domanda: “Andrò in pensione?”. Nella vita di ognuno di noi poi ce ne sono molte altre: la data del matrimonio, l’arrivo della macchina nuova, la partita a calcetto con gli amici e, perché no, anche la pizza a domicilio.

Ci sono attese e attese

Tutte quelle che vi ho elencato sono attese che però hanno una fine certa o che al massimo tarda di qualche minuto. Tutte attese quindi sopportabili e gestibili da chiunque anche se in maniera diversa.

Per un uomo come me alla ricerca della sua paposità, l’arrivo del giorno in cui deve prendere la propria moglie e portarla in ospedale per partorire è l’Attesa con l’A maiuscola.

Amiche e amici miei, non passa più. Non scherzo, davvero. Qui sembra che il tempo si sia fermato. Persino l’orologio della cucina, stufo di essere guardato, sembra che mi dica: “Che te guardi?!”.

Beh, che dire … aspettiamo che questa attesa finisca.

Per oggi è tutto. A presto!

Padre di Isabella, autore di libri noir e appassionato di orologi a pendolo.

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